lunedì, 25 settembre 2006

Edicola di settembre

Il cacciatore di aquiloni

di Hosseini Khaled

ed. Piemme

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Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C'è una scoperta sconvolgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più.

Bellissimo, scenderà qualche lacrima.

Parlami d'amore

di Silvio Muccino e Carla Vangelista

ed. Rizzoli

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SASHA. Capelli impettinabili, un passato da perdonare, una grande voglia di vivere, un amore impossibile, la tentazione di farla finita, il desiderio di perdersi per la prima volta. NICOLE. Una rivoluzione lontana, un marito troppo premuroso, una bara di vetro in cui vive da dieci anni, la routine che la fa navigare a vista e, oltre l'orizzonte, la voglia di tornare a vivere. BENEDETTA. Un corpo scolpito, il rischio sempre accanto, la notte consumata in feste estreme, un segreto che annulla ogni sentimento, la voglia di bruciare tutto e subito, il bisogno di un amore. OLIVA. Un incidente d'auto, una clinica veterinaria, una grande casa sconosciuta, una notte di troppo al tavolo da poker, e un amico, vero.

 

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categoria:edicola
lunedì, 25 settembre 2006

Orecchia d'elefante

da Tgcom

Pesa 190 kg ed è larga 8 metri quadrati

Cinque maestri macellai hanno preparato la più grande cotoletta del mondo. Un "mostro" di 8 metri quadrati e del peso di 190 chili, ottenuto dalla lavorazione di un vitello da latte di tre quintali impanato con 30 chili di pane grattato e 200 uova. Un record ottenuto a Milano che si aggiunge a quello, già registrato nel libro dei Guinness dei primati, per l'arrosto più lungo del mondo.

La megacotoletta è stata preparata domenica mattina. Dopo averla tagliata, verrà offerta lunedì agli ospiti dell'Istituto benefico milanese. Che di sicuro potranno soddisfare la voglia di cotoletta per un bel po'.

"E' un'occasione per attrarre i giovani verso questa professione - ha detto Maurizio Arosio, presidente nazionale dell'Associazione macellai, gli artisti che hanno realizzato il record - perché è un'arte che si sta perdendo". E lancia l'allarme: "Non ci sono nuove leve".

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Io conosco due o tre personcine che pian pianino l'avrebbero mangiata tutta (chiaramente me compresa).

Da molti anni gli storici della cucina dibattono sulla paternità toponomastica della cotoletta: alla milanese o alla viennese? La diatriba potra' forse apparire di poco conto, al massimo degna di amabili conversazioni a tavola. Ma nel secolo scorso a Milano, le polemiche a proposito sono state acerrime, e a momenti anche sanguinose, a causa delle evidenti implicazioni patriottiche. A sostegno dei milanesi a un certo punto intervenne, con una missiva indirizzata al conte Attems (aiutante di campo di Francesco Giuseppe), il maresciallo Radetzky. Nella lettera Radetzky affermava di aver scoperto a Milano la famosa cotoletta e ne descriveva minuziosamente la ricetta. La polemica a questo punto sembrò placarsi, poichè i milanesi interpretarono l'affermazione del maresciallo come un riconoscimento di identità culturale che spesso passa anche attraverso le tradizioni culinarie. Si racconta che il conte Attems, dopo aver ricevuto la missima di Radetzky, avrebbe esclamato costernato: "Ahinoi, puo' nuocere di piu' all'impero una cotoletta che le mie prigioni di Silvio Pellico, basta una cotoletta a fortificare l'animo del ribelle lombardo e a disfare la vittoria di Custoza!"

Ricetta:

(Ricetta milanese dell'Ottocento, citata da C. Steiner ne “Il ghiottone lombardo”).
"Prendasi una costoletta di vitello o nodino che abbia il suo osso attaccato, altrimenti sarebbe almeno esagerato e fuori luogo chiamarla costoletta... La si scelga né troppo grassa né troppo magra, ma più sul magro che sul grasso. La si stenda sul tagliere e col pestacarne si cominci a tormentarla dolcemente di modo che le fibrille della carne non si spappolino, ma si rompano. Quando questa operazione che può anche durare una ventina di minuti è finita, la costoletta viene fatta passare in uovo battuto, poi in pane grattugiato. Anche questa operazione va ripetuta almeno due volte per garantire una impanatura perfetta e regolare. Sul fuoco si sarà nel frattempo messo a sciogliere un grosso pezzo di butirro e poco olio di oliva finissimo, in modo da giungere alla bollitura. In esso si faranno passare le costolette che debbono, per essere mangiabili e perfette, risultare dorate in ogni loro parte. Prima di portarle in tavola, le costolette vanno finite, cioè bisogna coprire i 'manici' di ciascuna con un decoro di carta”.

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categoria:vino e cibo